Special Issues 2019

"Skills and competences in maritime logistics: managerial and organizational emerging issues for human resources"

The Call for Abstracts is available here.

Abstracts submission deadline: 15.2.2019 extended! 5.3.2019. Full papers submission deadline: 15.5.2019. Abstracts and full papers will undergo double blind review.

The Special Issue will be published in Septembre 2019.

 

"Studying organizations: identity, pluralism and change"

The proposal has a strong and direct connection with the annual Workshop of Researchers in the Organizational Field.

The Call for Papers is available here.

Full papers submission deadline: 15.4.2019. Full papers will undergo double blind review.

The Special Issue will be published in May 2019.

Un'altra economia è possibile

Editorials
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La nuova enciclica di Benedetto XVI ci prospetta lo scenario di un mondo "che ha bisogno di un profondo rinnovamento culturale e della riscoperta di valori di fondo su cui costruire un futuro migliore. La crisi ci obbliga a riprogettare il nostro cammino, a darci nuove regole e a trovare nuove forme di impegno".
Mai come in questo momento ci rendiamo conto che l'economia è tanto invadente quanto impotente di fronte ai problemi che la globalizzazione ci pone di fronte. Un'altra economia è forse possibile. E ciò a partire da alcune verità elementari che possiamo far emergere da una lettura trasversale della "Caritas in veritate".
Il mercato non soddisfa il bisogno bensì la domanda pagante ovvero fornita di adeguato potere di acquisto. Con la conseguenza che oggi cresce il superfluo, l'inutile nel mentre esigenze fondamentali restano inevase e il lavoro sottoutilizzato. La dimensione monetario-finanziaria, assunta come fine prioritario, non garantisce di per sé lo sviluppo della dimensione reale (produzione di beni e di servizi). Al contrario, attraverso il gioco della speculazione si assiste alla moltiplicazione artificiosa di una ricchezza che non cresce.
L'utilità collettiva, il bene comune non sono la somma delle utilità e dei tornaconti individuali. L'economico non coincide con il sociale. La razionalità del primo non può espropriare quella del secondo. Deve semmai armonizzarsi, integrarsi. Non è infatti pensabile uno sviluppo economico che non sia anche sociale, culturale, morale, autenticamente umano. La sfera dell'economia di mercato non è la biosfera. Non funzionano secondo la stessa logica. Questo fatto poteva essere ignorato quando la prima non minacciava l’esistenza della seconda. Ora non più. Lo sviluppo non può che essere sostenibile.
La celebre definizione dell'economia come scienza che insegna a trovare il mezzo migliore per perseguire un fine determinato si rivela del tutto inadeguata rispetto all'odierna società post-industriale e globale. I problemi economici non dipendono tanto dalla mancanza di risorse quanto dal fatto che le istituzioni economiche, sociali e culturali non sono più in grado di interpretare le esigenze della attuale fase di sviluppo. Da qui l'esigenza richiamata dall’enciclica di una nuova governance mondiale "organizzata in modo sussidiario e poliarchico per non dare vita a un pericoloso potere universale di tipo monocratico".

L'economia richiede umanizzazione e trascendimento etico. Laddove all'etica si attribuisca il significato non tanto o non solo di norme di comportamento quanto di recupero di senso in ordine al produrre, al lavorare, al consumare, al vivere.
Con altre parole abbiamo bisogno di una economia multidimensionale, capace di prendere in carico gli ambienti socio-naturali e culturali sui quali essa si apre; dinamica e coevolutiva con il mondo nel quale si inscrive; a servizio dell'uomo e non padrona del suo destino. Un'economia che scaturisce, si innerva nella società civile e nella quale ci sia posto sia per lo scambio mediato dal contratto e dal pagamento del prezzo sia per la reciprocità e il gratuito. Un'economia che senza negare il profitto si riveli in grado di ampliare la gamma dei criteri sui quali fondare le scelte collettive.
Criteri di salvaguardia (la terra non è soltanto per noi, abbiamo un obbligo verso le generazioni future); di umanità (il rispetto di ogni uomo è la cifra del vivere insieme); di responsabilità (se tutti nel soddisfare le proprie esigenze si comportassero tenendo conto delle esigenze e delle necessità degli altri, alla fine tutti si troverebbero in una situazione migliore di quella che deriverebbe da logiche strettamente individualistiche); di moderazione (la sobrietà è il modo per scoprire risorse che non hanno prezzo); di prudenza (nel senso di capacità di prevenzione e controllo dei rischi presenti e futuri); di diversità (ovvero di riconoscimento dell'altro come via per rispondere alla varietà delle situazioni); di cittadinanza (ognuno è membro a pieno titolo della comunità in cui vive). Come ha osservato A. Sen (1994) l'economista deve guardare non al benessere definito in termini utilitaristici, bensì al bene tout-court, entro il quale il benessere gioca un ruolo ovviamente importante ma parziale. Valorizzare le persone e le loro capacità, promuovere la partecipazione congiuntamente al perseguimento della conoscenza e all'esercizio della solidarietà rappresentano obiettivi che, oltre ad essere significativi in sé, disegnano un universo di valori decisivi per lo stesso successo economico.
Non è la scarsità delle risorse che genera la competizione e la lotta tra gli uomini. Piuttosto è vero il contrario: la competizione e la lotta depotenziano le risorse, nel mentre la condivisione sociale e creativa le moltiplica. In continuazione con l'insegnamento della "Populorum progressio" si impongono oggi grandi mutamenti culturali, l'assunzione di criteri di giudizio diversi da quelli ordinari. Gli ultimi, i poveri, in un'ottica di globalità e di interdipendenza diventano chiave interpretativa del vivere sociale. Gli ultimi hanno bisogno dei primi, i primi hanno bisogno degli ultimi. Gli ultimi hanno bisogno della imprenditoria, competenza, scienza, abilità dei primi. I primi a loro volta hanno bisogno degli ultimi per trovare un senso alle loro ricchezze: l'accumulo fine a se stesso non genera una nuova qualità della vita bensì una cultura di disperazione.
Innovazione e trasformazione dei sistemi rappresentano una discriminante ineludibile per le moderne società industriali e post-industriali. Di ciò l'enciclica è pienamente consapevole. Si tratta però di verificare se lo sviluppo e la crescita debbano, necessariamente ed esclusivamente, poggiare sugli squilibri, le disuguaglianze (che il gioco economico inevitabilmente rafforza), con la conseguente distinzione e selezione tra vincitori e vinti oppure se lo sviluppo e la crescita – nella misura in cui sono autentici – non possano invece trovare stimolo ed innesco nella solidarietà creatrice con l'inserimento dei processi di cambiamento in una prospettiva comunitaria, con la diffusione di valori di comunicazione, dialogo, apprendimento, cooperazione, uguaglianza, valorizzazione di tutte le risorse.

Efficienza, giustizia, partecipazione non possono più essere separate e, in misura crescente, si pongono come condizioni per un nuovo sviluppo (sostenibile). Rispettare l'ambiente è alla lunga conveniente; il coinvolgimento dei lavoratori, dei consumatori, degli utenti, dei cittadini è essenziale per il successo delle stesse iniziative economiche; senza regole del gioco trasparenti ed affidabili anche la funzionalità del mercato viene meno; la solidarietà e la sussidiarietà (tra loro connesse per evitare che la solidarietà diventi assistenzialismo e la sussidiarietà corporativismo) creano le condizioni perché abbiano a dispiegarsi le potenzialità di ciascuna persona e di ciascun gruppo sociale, perché sia possibile l'accesso più largo ai beni e ai servizi di base nell'interesse del maggior numero di soggetti e nel rispetto delle generazioni future.
Potremmo chiederci a conclusione quale sia il luogo di origine della tensione etica da porre a fondamento dell'economia. Tale luogo di origine sta certamente nel sapere, nell'intelligenza. Ma da soli non bastano, c'è bisogno del cuore. E' questo un passaggio fondamentale dell'enciclica. "Le esigenze dell'amore non contraddicono quelle della ragione. Il sapere umano è insufficiente e le conclusioni delle scienze non potranno indicare da sole la via verso lo sviluppo integrale dell'uomo. C'è sempre bisogno di spingersi più in là". In questi anni il linguaggio e la prassi economica hanno saputo superare molti condizionamenti ideologici e metodologici. Si parla di equità, di giustizia, di relazionalità, di dialogo. Si può anche parlare – restando in tema – di felicità, di bontà, di dono, di riconoscimento della pienezza dell'altro a partire dal più debole.
Le implicazioni che ne possono discendere non sono di poco conto. L'impegno ad elevare le soglie di razionalità economica della quale l'umanità è oggi capace. L'impegno a rendere meno acuto il divario tra le aspettative di una società riconciliata e le divisioni laceranti del presente. L'impegno a non considerare come definitive le acquisizioni raggiunte, a mantenere vivo il rapporto tra risultati conseguiti e le attese dei risultati nuovi più ricchi in umanità. L'impegno, in definitiva, ad ampliare le frontiere del possibile, anche in economia.

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I saggi e gli working paper di questo nuovo numero di Impresa Progetto (il decimo della serie) si focalizzano – mettendone in evidenza aspetti sia teorici sia applicativi – su quattro grandi aree tematiche: responsabilità sociale; evoluzione del marketing; ricerca, innovazione e sviluppo; governance delle ICT.

Roberto Cafferata pone con i piedi per terra la questione della responsabilità sociale di impresa, sottraendola alla congiunturalità delle mode e ai condizionamenti della crisi finanziaria. La responsabilità sociale trova le sue coordinate nell'esigenza – valida in ogni tempo – di una buona e corretta amministrazione aziendale ovvero nella realizzazione di prodotti e servizi ben reputati.

La responsabilità sociale non riguarda soltanto le imprese ma anche le istituzioni, nella fattispecie le università. Non sono pochi gli atenei che si interrogano sulla necessità di dotarsi di strumenti per la misurazione complessiva dell'impatto economico, sociale ambientale delle proprie attività formative e di ricerca attraverso un rapporto, organizzato e strutturato, con i propri stakeholder. Marco Frey – che ha avuto un ruolo determinante nella predisposizione del bilancio sociale della Università di Ferrara e della Scuola Superiore Sant'Anna – esamina criticamente le esperienze in atto e fornisce preziose indicazioni di prospettiva nell'ottica dello stakeholder engagement e del passaggio dalla rendicontazione consuntiva alla gestione integrata dell'accountability.

Emanuele Invernizzi con Rossella Gambetti e Stefania Romenti collocano l'evoluzione del marketing nel quadro strategico della comunicazione, una comunicazione sempre più pervasiva rispetto ai processi decisionali strategici e operativi delle diverse funzioni aziendali. La componente comunicazionale assume oggi un ruolo dominante nelle forme più evolute di marketing, contribuendo al governo della complessità dei mercati attraverso la costruzione del contesto dell'esperienza di consumo, sviluppando e alimentando una relazione vera tra produttore e consumatore. Quest' ultimo, grazie alle potenzialità delle ICT (web 2.0) è nel contempo fruitore e creatore del messaggio con riferimento alle caratteristiche dei prodotti e alla loro qualità.

Sul marketing e sullo stato degli studi in materia si sofferma Gianni Cozzi in risposta al contributo di Dario Velo, pubblicato sull'ultimo numero della rivista, avente per oggetto le continuità e le discontinuità nell'ambito della disciplina. La linea di ragionamento di Gianni Cozzi prende l'avvio dalla constatazione delle molteplici contraddizioni che caratterizzano la crisi attuale per poi interrogarsi, criticamente, sulla effettiva rilevanza di impostazioni che, nell'ottica del post moderno, finiscono per esaltare oltre misura un individualismo privo di ancoraggi sociali e istituzionali e quindi, alla lunga, insostenibile.

Profonde trasformazioni caratterizzano oggi il settore farmaceutico. Per Silvia Bruzzi l'innovazione scientifica costituisce il volano di un processo di innovazione imprenditoriale con cui far fronte ai cambiamenti in atto. Tutto ciò assume in Europa valenze peculiari. La coincidenza tra crisi della capacità competitiva del comparto e crisi della dimensione statuale fornisce stimoli di grande interesse per reimpostare i discorsi di politica industriale e di rapporto tra pubblico e privato innovando la stessa teoria dell'impresa.

Il saggio di Paolo Parini affronta l’interessante tema dei confidi in relazione allo sviluppo e differenziazione della loro attività a favore dei finanziamenti alle pmi. Si tratta di soggetti che operano in una logica non profit per lo sviluppo del sistema economico locale ed il cui ruolo è cresciuto data anche la situazione di difficoltà strutturali e congiunturali delle minori imprese nell’accesso al credito. Nel saggio vengono affrontate alcune problematiche relative alle più convenienti strategie di sviluppo dei confidi, visti come imprese operanti con finalità particolari in un altrettanto particolare ambiente di riferimento, istituzionale e competitivo.

Infine, il saggio di Silvana Gallinaro, che analizza i più recenti sviluppi dottrinali in tema di modularizzazione dei servizi intesa come soluzione intermedia tra la standardizzazione e la "prosumption", si inserisce nel nuovo filone della "service science" che vede il concorso sia di studiosi di management sia di studiosi delle discipline di ingegneria. Avremo modo di riprendere l'argomento nel prossimo futuro.

Nella sezione degli working paper Renata Dameri, Riccardo Amidei, Stefano Privitera affrontano, in maniera integrata, il tema della governance delle ICT. Renata Dameri ne evidenzia le determinanti strategiche, organizzative e gestionali esaminandole nella prospettiva della creazione di valore. Riccardo Amidei si sofferma sulle competenze necessarie per far fronte ad attività complesse e dinamiche che richiedono approcci non esclusivamente tecnici ma fortemente interdisciplinari. Stefano Privitera, facendo riferimento all'esperienza Finmeccanica, collega governance e accountability vedendo nella compliance una opportunità per migliorare la qualità dei processi amministrativi, generando benefici per l'intera azienda.

Nell'ultimo numero di Impresa Progetto Sara Cepolina aveva esaminato il sistema innovativo regionale ligure sottolineando la carenza di una visione chiara e unitaria. L'interesse suscitato dal paper ha spinto l'Autrice a continuare nella sua analisi estendendola al Piemonte. La metodologia è analoga a quella usata precedentemente: ciò consente di cogliere similarità e differenze. In particolare, rispetto al caso ligure, sembra emergere un ruolo più definito della Regione Piemonte, ruolo volto a coordinare le diverse realtà, universitarie e non, presenti sul fronte della ricerca, coinvolgendole efficacemente su obiettivi di innovazione e sviluppo.